Roma, 30 Novembre.

La Conferenza Unificata ha dato il via libera alla programmazione degli interventi per l edilizia scolastica inerenti al prossimo triennio e finanziati con 1,7 miliardi di euro di mutui Bei. Viene evidenziato che già lo scorso 22 Novembre è stato firmato il protocollo d’intesa tra Miur, Banca europea per gli investimenti (Bei) e la Cassa depositi e prestiti.
L’assenso della Conferenza Unificata va a definire i criteri e priorità nella programmazione nazionale 2018-2020 per interventi di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento sismico ed efficientamento energetico, nonché la costruzione di nuovi edifici scolastici pubblici.
Il Decreto va a ripartire le risorse economiche su base regionale e terrà conto di criteri quali:
• edifici scolastici presenti nella regione;
• popolazione scolastica;
• livello di rischio sismico;
• affollamento delle strutture scolastiche.

Saranno presi in considerazione, dalle Regioni nella definizione dei piani regionali, le seguenti priorità a specifici interventi quali:
-adeguamento sismico, o di nuova costruzione per sostituzione degli edifici esistenti nel caso in cui l’adeguamento sismico non sia conveniente, ovvero di miglioramento sismico nel caso in cui l’edificio non sia adeguabile in ragione di vincolo di interesse culturale;
-l’ottenimento del certificato di agibilità delle strutture;
– adeguamento dell’immobile scolastico alla normativa antincendio previa verifica statica e dinamica dell’edificio;
– ampliamenti e/o nuove costruzioni per soddisfare specifiche esigenze scolastiche.

Non saranno, invece, ammessi a finanziamento i seguenti interventi:
• 1) gli interventi relativi ad edifici, ricadenti nelle zone 1 e 2 di elevato rischio sismico, per i quali l’ente non si sia impegnato ad effettuare la verifica di vulnerabilità sismica entro i termini previsti dall’ articolo 20-bis, comma 4 del decreto legge 8/2017 e comunque non oltre la data del decreto di autorizzazione di cui all’art. 1, comma 3, del presente decreto;
• 2) interventi che prevedano esclusivamente la sistemazione a verde e l’arredo urbano delle aree di pertinenza.
Il Decreto dispone, altresì, l’erogazione di 400 milioni di euro da dividere fra i comuni terremotati e quelli istituiti grazie a fusione e con popolazione fino a un massimo di 5 mila abitanti, anche se gli stessi municipi non dovessero avere una progettazione avanzata.