Roma, 21 Luglio.

L’Unione Europea ha redarguito l’Italia sull’articolo 133-bis del Codice Appalti che è stato introdotto dal Correttivo (D.lgs. 56/2017). Secondo l’articolo le pubbliche Amministrazioni devono emettere i certificati di pagamento entro e non oltre 45 giorni dalla presa di ogni stato di avanzamento lavori.

Viene specificato che la Direttiva 2011/7/Ue, che è stata recepita nell’ordinamento italiano con il D.lgs. 192/2012, concede alle Amministrazioni pubbliche 30 giorni di tempo per il saldo delle fatture. La banda temporale può , in casi  rari ed eccezionali, essere di due mesi .

Per L’unione Europea la normativa introdotta dall’Italia con l’articolo 133-bis “sembra estendere sistematicamente a 45 giorni il termine per il pagamento delle fatture nei lavori pubblici e appare quindi contraria alla direttiva sui ritardi dei pagamenti”.

Il Punto su cui fa leva l’Unione va ad aggiungersi si all’infrazione sui ritardi dei pagamenti, che colpì l’Italia nel 2014 e che nuovamente stata evidenziata dall’Europa 5 mesi fa.  In quel caso la Commissione giudicò negativo la modalità della pubblica amministrazione di pagare i propri fornitori privati con una tempistica di erogazione medi di molto superiore rispetto al limite di 30/60 giorni stabilito dalla Direttiva Europea.

L’Italia, in merito alle disposizioni applicative dell’articolo 113-bis del Codice Appalti, ha ora a disposizione due mesi per rispondere alla Commissione Europea al fine di spiegare il proprio punto normativo.