Roma, 9 Febbraio.

Lo scorso 2 Febbraio L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha inviato a Governo e Parlamento un Atto di segnalazione n.2 con cui propone alcuni correttivi al Codice degli appalti e delle concessioni. L’atto reca “Autorità Nazionale Anticorruzione – Proposta di modifica degli articoli 83, comma 10, 84, comma 4 e 95, comma 13, del Decreto Legislativo 18 aprile 2016, n. 50.”

 L’atto è stato approvato dal Consiglio dell’Autorità con delibera n. 48 del 1° Febbraio 2017.

Gli articoli proposti per la correzione sono attinenti al rating di legalità come criterio premiale per la valutazione delle offerte. L’Autorità evidenzia che tale normativa potrebbe sovrapporsi, col rischio concreto di contravvenire al divieto di gold plating, ovvero di essere applicate regole molto più restrittive a comparazione di quelle emanate dalla normativa europea.

L’Anac spiega che “Il rating di impresa occupa un ruolo chiave nel processo di trasformazione del mercato dei contratti pubblici: esso è infatti finalizzato a valutare, valorizzare e di riflesso promuovere la performance contrattuale degli operatori economici e, al tempo stesso, la qualità nell’esecuzione dei  contratti pubblici e il conseguente efficientamento del mercato di riferimento. Si tratta di obiettivi raggiungibili attraverso la selezione dei più affidabili e corretti perfomer cui garantire l’accesso alla gara proprio tramite il più  idoneo utilizzo del rating di impresa, garantendo, in tal modo, qualità,  rispetto dei tempi e dei costi in fase esecutiva. Per l’incremento del tasso di efficienza del mercato dei contratti pubblici, infatti, è parimenti rilevante  l’abbattimento non solo dei costi di transazione connessi all’ affidamento del  contratto ma anche di quelli per l’appunto connessi all’esecuzione dell’accordo”.

“Costruire un sistema coerente – continua il documento – con la  ratio della norma, anche alla luce del principio di legge delega su richiamato,  che dia certezza agli operatori economici e alle stazioni appaltanti senza  introdurre adempimenti eccessivamente onerosi per la raccolta delle  informazioni necessarie alla costruzione del sistema e la successiva  elaborazione delle stesse, contravvenendo peraltro al divieto di gold plating”.

Viene specificato dall’Anac che, rendere il rating di impresa volontario, potrebbe farlo utilizzare come criterio premiante nelle gare da aggiudicare con l’offerta economicamente più vantaggiosa. Il rating di impresa, quindi, potrebbe sostituire il rating di legalità poiché sarebbe più in linea a dimostrare l’esperienza dell’impresa. Del resto, l’Autorità, sottolinea che l’affidabilità morale delle imprese che partecipano ad una gara è già evidenziata dall’articolo 80 del Codice Appalti, che individua i motivi di esclusione.

L’Autorità,  pertanto, esprime piena convinzione che un sistema di rating d’impresa come  quello attualmente disciplinato debba essere rivisto in considerazione:

  • sia dell’attuale esclusivo collegamento di quest’ultimo alla qualificazione, in luogo del più opportuno  suo inserimento tra gli elementi di valutazione dell’offerta qualitativa;
  • sia della sua strutturazione, basata su elementi che non possono essere ritenuti, in alcuni casi,  chiari indici di past performance, e che,  peraltro, recano con sé un aggravio di oneri amministrativi e burocratici al  sistema nel suo complesso (imprese, amministrazioni e Autorità);
  • sia della necessità di coordinarlo correttamente con il diverso istituto del rating di legalità, che presenta  precisi limiti soggettivi ed oggettivi di applicazione.